Approfondimento
Le ultime lettere di Jacopo Ortis, una travagliata storia editoriale
Il romanzo Le ultime lettere di Jacopo Ortis ha una vicenda compositiva ed editoriale assai complessa che si estende nell’arco di diversi anni, una storia complicata, per la partecipazione diretta di Foscolo alla campagna militare napoleonica.
Il progetto di un romanzo epistolare intitolato Laura, lettere è già presente nel Piano di studi del 1796; alcuni critici hanno riconosciuto in questa versione incompiuta una sorta di nucleo primigenio del romanzo, anche se non ci sono elementi decisivi per provare il legame tra i due testi.
Un primo abbozzo del romanzo, di quarantacinque lettere, è approntato dal Foscolo e consegnato all’editore Jacopo Marsigli tra la fine del 1798 e l’inizio del 1799, mentre, fervente propugnatore degli ideali rivoluzionari francesi, milita a Bologna come volontario nei cacciatori a cavallo della Repubblica Cispadana
La stampa del romanzo ancora incompiuto, che procedeva mentre lo scrittore consegnava il materiale all’editore, viene però bruscamente interrotta quando, nell’aprile del 1799, Foscolo, arruolatosi volontario in un reggimento della Guardia nazionale mobile, abbandona Bologna per partecipare ad azioni militari contro gli austro-russi.
Lasciato interrotto, il libro, per volere dell’editore Marsigli, viene rapidamente portato a termine dal letterato bolognese Angelo Sassoli, che rielabora le lettere già consegnate da Foscolo aggiungendo una seconda parte, forse tratta da appunti foscoliani, ma anche inventata. Il libro così composto viene pubblicato nell’agosto del 1799 dapprima con il titolo originario (e la data del 1798).
Il 30 giugno però rientrano a Bologna gli austro-russi e, temendo un rifiuto da parte della censura, l’editore corre ai ripari: sostituisce le pagine più compromesse dall’intonazione libertaria e da allusioni religiose o politiche e opta per un titolo innocuo e sentimentale, Vera storia di due amanti infelici ossia Ultime lettere di Jacopo Ortis.
L’intraprendente Marsigli non si perde d’animo neppure quando, dopo la battaglia di Marengo, i francesi rioccupano Bologna: scompone la tiratura appena ultimata, reintegra le parti “compromettenti” e nel luglio del 1800 è in grado di ripubblicare il libro.
Disconosciuta pubblicamente questa edizione, nel gennaio 1801, Foscolo, rientrato a Milano, ricomincia a lavorare al romanzo, che, dopo una stampa parziale non destinata al pubblico, pubblica nel 1802 presso i tipi del Genio Tipografico la prima vera edizione delle Ultime lettere di Jacopo Ortis, la prima completa e approvata dall’autore, in cui il suicidio del protagonista è determinato, oltre che dalla delusione amorosa, da una doppia delusione politica: dopo Venezia, Napoleone ha “tradito” anche la Repubblica Cisalpina. Nella lettera del 15 dicembre Ortis racconta il suo incontro («nel sobborgo orientale della città sotto un boschetto di tigli») con Giuseppe Parini, figura di riferimento per impegno civile e amor patrio:
«Mi parlò a lungo della sua patria: fremeva e per le antiche tirannidi e per la nuova licenza. Le lettere prostituite: tutte le passioni languenti e degenerate in una indolente vilissima corruzione […]. A quelle parole io m’infiammava di un sovrumano furore, e sorgeva gridando: ché non si tenta? morremo? ma frutterà dal nostro sangue il vendicatore. […] Il Parini non apria bocca, ma stringendomi il braccio mi guardava ogni ora più fisso».
Una nuova edizione del romanzo viene poi pubblicata, quando Foscolo è ormai in esilio, a Zurigo nel 1816, con l’aggiunta di alcuni brani (tra cui la lettera del 17 marzo relativa all’indipendenza dell’Italia) e di una Notizia bibliografica intorno alle Ultime lettere di Jacopo Ortis, che ricostruiva la storia editoriale del testo. L’ultima edizione approntata dall’autore esce a Londra presso John Murray nel 1817, in due tomi.
Il romanzo ebbe all’epoca un grandissimo successo, come testimoniano le traduzioni e le numerose edizioni spurie uscite senza il consenso dell’autore, quasi tutte tipograficamente povere e approssimative, non prive di svarioni anche vistosi. Nella raccolta Acchiappati presso il Centro Manoscritti si conservano numerose edizioni dell’Ortis, compresa un’edizione spagnola del 1833 Ultimas cartas de Jacopo Ortis por Ugo Toscolo, Barcellona, Imprenta de A. Bergnes Y Comp. 1833 in cui è sbagliato persino il nome dell’autore!
Il libro fu acquistato da Gianfranco Acchiappati e regalato al Centro Manoscritti successivamente alla donazione della raccolta, motivo per cui quest’esemplare non compare nei cataloghi curati dallo stesso donatore.
Testo di Nicoletta Trotta (Centro Manoscritti dell’Università di Pavia)


