Approfondimento
La mano di un’amica di Foscolo
Di chi è la mano?
Si tratta del calco in gesso della mano della contessa Metilde Viscontini Dembowski, che fu in relazione di amicizia, o forse amorosa, con il poeta Ugo Foscolo.
Il calco è stato donato dal professor Gianfranco Acchiappati, ad integrazione della raccolta foscoliana da lui già ceduta al Centro Manoscritti dell’Università di Pavia.
Cosa sappiamo di lei? Nacque a Milano nel 1790 da un facoltoso possidente milanese, Carlo Viscontini e dalla mantovana Luigia Marliani. Era cugina di Carlo Dossi. Andò in sposa nel 1807 al generale dell’esercito napoleonico Jan Dembowski.
Tra il 1808 e il 1809, a Pavia probabilmente, Metilde conobbe Ugo Foscolo, notizia che si ricava dall’epistolario con il poeta. Si sa che Metilde si recava a volte a Vigevano dalla sorella Beatrice sposata a Giovan Battista Vandoni e, ancor più spesso, dalla cugina Francesca Milesi, leggermente più anziana di lei, sposata al ricchissimo Giovan Battista Traversi.
Nel luglio del 1814, con gran scalpore della Milano bene, Metilde fuggiva dalla casa del marito con i figli e si rifugiava nella dimora del fratello Ercole, in piazza Belgiojoso. In un biglietto di Teresa Confalonieri del 31 luglio 1814, conservato all’Archivio Casati di Arcore, è scritto: «La moglie del generale Dembowski è fuggita da suo marito, si dice per i cattivi maltrattamenti che il medesimo le faceva subire». Il marito una sera la riportò a casa di forza col figlio minore, ma lei non si diede per vinta e con grande coraggio per quei tempi fuggì nella Svizzera tedesca. A questo periodo risale la corrispondenza con Ugo Foscolo, anch’egli in quel periodo in Svizzera per volontario “esiglio” (una ventina di lettere conservate alla Biblioteca Labronica di Livorno).
Vi fu tra il Foscolo e Metilde Dembowski una relazione amorosa? Dall’epistolario non sembrerebbe. Metilde è sempre molto controllata, ed ha per il Foscolo un atteggiamento di quasi materna affettuosità, con qualche garbata canzonatura che ci illumina sulla vita del Foscolo: «Vi mando il mio piccolo ombrello per il sole» (biglietto senza data), «i vostri occhiali sono qui da me» (biglietto senza data) e, particolarmente divertente: «L’altro giorno venne un povero all’uscio della casa, cercando l’elemosina in cantilena pietosa, simile un poco alla vostra quando talvolta leggete, stavamo a tavola pranzando e il piccolino che udiva, ma non vedeva il povero, mi chiese se era il Foscolo» (lettera 11.9.1816).
Per quanto in ristrettezze, Metilde diede denaro al Foscolo: «Ho pure rimesso li dodici luigi per il Sig. Lorenzo Alderani al quale farete miei ringraziamenti non di formola, ma di cordialità» (lettera da Milano del 26 giugno 1816). Lorenzo Alderani è, come si sa, lo pseudonimo di Ugo Foscolo ne Le ultime Lettere di Jacopo Ortis.
Testo di Nicoletta Trotta (Centro Manoscritti dell’Università di Pavia)
