Approfondimento
La donazione Ottolini
Foscolo è tornato ancora una volta a Pavia nel 1991 attraverso le sue carte quando altro materiale foscoliano è giunto inaspettatamente al Centro Manoscritti grazie alla generosa donazione da parte di Paolo Ottolini, figlio del prof. Angelo Ottolini, studioso che si occupò molto di Foscolo, pubblicando fra l’altro la bibliografia e la vita del Foscolo in 4 volumi in collaborazione con Camillo Antona Traversi.
La raccolta Ottolini comprende:
- 2 lettere autografe di Ugo Foscolo, indirizzate rispettivamente al conte Pietro Moscati (12 aprile 1809) e a Giuseppe Grassi (28 gennaio 1811). Le lettere sono state pubblicate rispettivamente in: Camillo Antona Traversi − Angelo Ottolini, Ugo Foscolo, Milano, Corbaccio, 1927−1928, vol. II, p. 312 e in Lettere di Ugo Foscolo a Giuseppe Grassi pubblicate per la prima volta in occasione delle felici nozze dell’ill.mo signor Cavaliere Giuseppe Viarana di Monasterolo, Torino, Fodratti, 1836;
- 6 lettere di Giulio Foscolo, fratello del Poeta, alla sorella Rubina;
- 79 lettere di Rubina Foscolo Molena al figlio don Pasquale Molena.
Storia archivistica:
I materiali della raccolta sono pervenuti ad Angelo Ottolini, in un arco temporale che copre all’incirca il primo ventennio del Novecento, attraverso acquisti e donazioni. Le lettere di Giulio Foscolo alla sorella Rubina, in particolare, sono frutto di una donazione di Camillo Antona Traversi ad Angelo Ottolini. La raccolta è passata successivamente in eredità al figlio Paolo Ottolini, che, come detto, nel 1991, l’ha donata al Centro Manoscritti.
La prima delle due lettere di Foscolo, indirizzata al conte Pietro Moscati in data 12 aprile 1809, riguarda il soggiorno di Foscolo a Pavia. Dopo la soppressione della cattedra, Foscolo, in ristrettezze economiche, si rivolge al conte Pietro Moscati, direttore generale degli studi del regno italico, per chiedere un impiego «convenevole al suo stato e ai suoi studj» per far fronte alle sue mutate condizioni finanziarie.
In particolare spiega che fu «costretto a molte spese, ad alcuni debiti, e ad un vincolo per più anni d’affitto in Pavia», cosa che lo obbligherà a pagare una casa che non potrà più abitare e che non riuscirà nemmeno a subaffittare. Nella missiva dichiara che la cattedra pavese d’Eloquenza gli ha fruttato circa mille e cinquecento lire milanesi, e che le spese sostenute eran calcolate non solo sui risparmi di quell’anno, ma anche sulle entrate future degli anni a venire.
Testo di Nicoletta Trotta (Centro Manoscritti dell’Università di Pavia)