Approfondimento
L’elettroforo perpetuo
Annunciato nel giugno del 1775 in una lettera a Joseph Priestley, questo dispositivo fu sviluppato da Alessandro Volta per tradurre in pratica la propria interpretazione teorica dell’«elettricità vindice». Poco dopo la sua introduzione, lo scienziato ottenne la cattedra di fisica sperimentale a Como.
L’elettroforo applicava i concetti fisici espressi nella memoria giovanile “De vi attractiva ignis electrici” del 1769, scritta in disaccordo con le tesi di Giambattista Beccaria. In quel testo Volta spiegava i fenomeni elettrici mediante forze «non meccaniche» di matrice newtoniana e un fluido dotato di spiccata «elasticità». Dal punto di vista pratico, il funzionamento si basava sulle complesse interazioni elettrostatiche tra un «mastice» resinoso elettrizzato e uno «scudo» metallico alternativamente allontanato e appoggiato sul mastice.
Testo di L. Fregonese