Approfondimento
La vita di Alessandro Volta (1745–1827)
Nato a Como da una famiglia nobile, Alessandro Volta (1745–1827) è tra le figure centrali dell’Illuminismo scientifico, noto a livello internazionale per l’invenzione della pila e la scoperta del gas metano. Fin da giovane scelse di discostarsi dagli studi giuridici indicati dalla famiglia per dedicarsi allo studio dell’elettricità, della chimica pneumatica e alla fisica in generale. Si formò da autodidatta sui testi di Jean-Antoine Nollet, di Giambattista Beccaria e altri. Impostando la propria ricerca su criteri di misurazione precisi e sulla progettazione di strumenti mutuamente confrontabili, contribuì all’affermazione dello “spirito quantificatore” nella scienza del secondo Settecento.
Nel 1769 pubblicò la sua prima memoria scientifica, il De vi attractiva ignis electrici, in cui esponeva una personale interpretazione della teoria di Benjamin Franklin basata sulle forze di matrice newtoniana. I risultati ottenuti gli valsero nel 1774 la nomina a Reggente delle scuole di Como e, l’anno seguente, la cattedra di Fisica sperimentale. In questo periodo ideò l’elettroforo perpetuo (1775) e identificò il metano nelle paludi (1776), studiandone i processi di combustione tramite l’impiego della scintilla elettrica.
Nel 1778 si trasferì all’Università di Pavia, assumendo la cattedra di fisica sperimentale. Presso l’Ateneo riorganizzò e modernizzò il Gabinetto di Fisica e sviluppò il condensatore (o microelettroscopio), un apparato in grado di rilevare cariche elettriche di debolissima intensità. Da Pavia avviò una serie di storici viaggi verso importanti centri scientifici in Italia e in Europa, stringendo contatti diretti con studiosi come Horace-Bénédict de Saussure, Jean Senebier, Antoine-Laurent Lavoisier e Pierre-Simon Laplace. In questo periodo sviluppò gli studi di chimica pneumatica e si dedicò al perfezionamento dei suoi eudiometri ad aria infiammabile. Per i suoi studi sull’elettricità animale, nel 1794, La Royal Society di Londra gli conferisce l’alta onorificenza della Copley medal. In questa fase è già membro delle principali accademie europee.
Nel 1792 Volta prese parte alla controversia sull’ “elettricità animale” scaturita dagli studi di Luigi Galvani. A differenza del medico bolognese, convinto che uno squilibrio elettrico si originasse all’interno dei tessuti biologici, Volta ipotizzò e poi dimostrò sperimentalmente il principio dell’elettromozione per semplice contatto tra conduttori eterogenei. Secondo la sua teoria, la corrente veniva generata nel circuito dal contatto dei metalli con i tessuti organici umidi. Successivamente estese l’azione elettromotrice anche al contatto tra due metalli eterogenei. Studiando la struttura anatomica dell’organo elettrico della torpedine, Volta escluse ogni elemento biologico e realizzò, nel 1799, la pila. Lo strumento, composto da una colonna di dischi alternati di rame e zinco in mutuo contatto e intervallati da feltri imbevuti di soluzione salina o acida, fu il primo generatore in grado di produrre una corrente elettrica continua, ponendo così le basi per la nascita dell’elettrochimica (1800) e dell’elettromagnetismo (1820).
Presentata a Parigi nel 1801, la pila ottenne il forte interesse di Napoleone Bonaparte, che insignì lo scienziato di una medaglia d’oro. Successivamente lo nominò Senatore e Conte del Regno d’Italia. Volta ottenne la giubilazione dalla cattedra pavese nel 1804 ma continuò a svolgere lezioni e a ricoprire ruoli ufficiali importanti influenzando, fino al 1819, lo sviluppo del Gabinetto di Fisica e l’organizzazione degli studi dell’Ateneo. Negli ultimi anni si ritirò a vita privata nel comasco insieme alla moglie Teresa Peregrini e ai figli, dove si spense il 5 marzo 1827.
Testo di L. Fregonese