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Approfondimento

La pila

Maestro: Alessandro Volta articolo aggiornato:

Realizzata alla fine del 1799, la pila di Volta rappresenta una sintesi di straordinaria importanza delle ricerche settecentesche all’incrocio tra fisica, chimica, biologia, anatomia e fisiologia. Per la sua ideazione, Volta si ispirò l’anatomia della torpedine, un pesce in grado di dare forti scosse attraverso un organo formato da colonne di lamelle eterogenee umide e sovrapposte l’una sull’altra. Rifiutando l’ipotesi dei contemporanei che assimilavano tali colonne a un insieme di condensatori o di elettrofori, realizzò lo strumento come un vero e proprio “organo elettrico artificiale” analogo a quello della torpedine, sovrapponendo verticalmente coppie bimetalliche piane, ad esempio zinco e argento, e separandole l’una rispetto all’altra mediante l’interposizione di uno strato conduttore umido. Secondo Volta, la corrente messa in moto dalla pila dipendeva dalla somma di tutte le azioni elettromotrici che sorgevano nei vari contatti intermetallici.

L’annuncio ufficiale fu trasmesso alla Royal Society di Londra il 20 marzo 1800 tramite una lettera che Volta indirizzò a sir Joseph Banks. Pur considerando i dischi umidi solo come conduttori passivi e trascurando il ruolo svolto dalle reazioni chimiche tra i metalli e la soluzione umida, Volta ottenne il primo strumento capace di generare una corrente continua ad alta intensità, aprendo così la strada all’elettrochimica, grazie alla scoperta dell’elettrolisi da parte di William Nicholson e Anthony Carlisle nel 1800, e all’elettromagnetismo, scoperto da Hans Christian Ørsted nel 1820.

Testo di L. Fregonese